mercoledì 7 ottobre 2015

CARO DOTTORE....


 
 
Caro Dottore, vorrei tanto dirle cosa penso..
Dal momento in cui mi sono seduta davanti a lei, in questa gelida sedia di metallo,
cerco disperatamente di incrociare il suo autorevole sguardo, ma non ci sono ancora riuscita.
Le parlo, guardando i suoi capelli e le spiego cosa mi ha spinto a chiedere questo consulto.

Devo ammettere che mi sento a disagio e non ho capito se ha sentito una parola di quello che ho detto.


Insisto a spiegarle il motivo per cui sono qui, ma lei continua a leggere i miei esami, come per cercare informazioni a lei ignote. Mi accorgo che sta leggendo i "suggerimenti" del reparto allergologico dell'ospedale dove ho effettuato i Test,  francamente sono venuta da lei in quanto specialista, per sentire il "suo" parere e capire il perché di tanta discordanza tra voi medici.
Contraddizione che genera confusione alle persone affette da questa patologia, stranamente non ancora riconosciuta. Non sono qui per chiederle di interpretare il documento che ha sotto gli occhi, a quello ci sono arrivata da sola, grazie dottore.


Incomincio ad innervosirmi, tossisco, sospiro, mi schiarisco la voce, sperando che lei si accorga di me.

Finalmente attiro la sua attenzione e vedo i suoi occhi. Lei mi da un'occhiata interrogativa, non avendo ben chiaro cosa voglio sapere. Inizia a spiegarmi cos'è l'allergia al Nichel, erudendomi con la sua esperienza e professionalità, si allunga sulla bella poltrona in pelle, giocherellando con lo stetoscopio che tiene rigorosamente al collo, utile solo al suo ego, visto che non visita i pazienti.
Interrompo questa inaspettata lezione di Allergologia ed immunologia, provocando la sua palese irritazione.
Mi scusi tanto dottore ma non siamo in Aula Magna, io sono sempre su questa gelida sedia di metallo e non sono una sua studentessa, ma una paziente che ha bisogno di risposte concrete.
In realtà mi sento più una cliente, perché questa "visita"  mi costerà 180 euro, soldi spesi male visto che dopo venti minuti, non ho sentito nulla di nuovo e non ho risolto i miei dubbi. Forse se lei mi ascoltasse, imparerebbe qualcosa, invece traduce i miei disturbi in stati ansiosi e mi invita a rilassarmi, assumendo quell'aria di superiorità, sicuro di aver capito tutto di me, della mia allergia e della mia vita!

Mio caro dottore, nonostante il suo ragguardevole curriculum, posto in bella mostra alle sue spalle, lei non ha nessuna preparazione oggettiva su questa allergia. Quello che però abbonda, è la presunzione di chi raggiunta una posizione professionale, si sente in diritto di elargire diagnosi fantasiose. Le stesse che ogni medico incapace, dispensa quando non sa che pesci prendere.  LO STRESS!

Ebbene, caro "illuminato", ora lascerò alla sua assistente il mio obolo, visto che la gente come lei, con la puzza sotto il naso, non prende mai il denaro dalla mano dei pazienti, ma non disdegna di vivere con lo stesso, al di sopra di noi, comuni mortali.

Prima però le vorrei dare un consiglio...
Scelga una decina di persone allergiche al Nichel, le riunisca nel suo studio o in Aula Magna se preferisce e ascolti la loro personale esperienza con questa allergia, forse imparerà davvero come affrontare e capire i futuri pazienti e magari si guarderà bene dal consegnare una diagnosi che riduce i nostri  malesseri a problemi psicologici.

Cordialmente. 






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