venerdì 12 settembre 2014

Sigarette elettroniche: il fumo di seconda mano può essere dannoso

Gli scienziati analizzano i possibili effetti del fumo emesso dalle sigarette elettroniche in confronto a quelli delle sigarette tradizionali. Nonostante il fumo delle e-cig riduca di dieci volte l’esposizione globale al particolato cancerogeno, i ricercatori hanno trovato che vi è un aumento dei livelli di alcuni metalli tossici potenzialmente dannosi

Sicure o non sicure. Vietate o no nei luoghi pubblici e ai minori. Efficaci o non efficaci… le amletiche domande potrebbero continuare all’infinito, così come la diatriba sulle sigarette elettroniche (o e-cig) che pare non trovare pace.
Nell’attesa di un’ultima parola, i ricercatori continuano a condurre indagini e ci offrono nuovi spunti di discussione e, di conseguenza, altri – seppur legittimi – fastidiosi dubbi.

E’ il caso del nuovo studio dei ricercatori dell’USC Viterbi School of Engineering di Los Angeles, condotto in collaborazione e con il finanziamento della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro) di Milano. Studio, che ha voluto indagare sul cosiddetto fumo di seconda mano emesso proprio dalle sigarette elettroniche e che ha rivelato che, nonostante vi sia una diminuzione di 10 volte dell’esposizione globale al particolato cancerogeno, vi è un aumento dei livelli di alcuni metalli tossici. Se dunque le e-cig possono essere considerate più sane per chi respira il fumo di seconda mano, rispetto alle sigarette tradizionali, queste rilasciano ancora delle tossine nell’aria.

Il fumo di tabacco contiene alti livelli di idrocarburi policiclici aromatici, che sono noti composti organici cancerogeni, per cui anche quello di seconda mano è pericoloso. Per contro, i livelli di esposizione a tali sostanze nel fumo di seconda mano delle sigarette elettroniche sono stati ridotti quasi a zero, dato che queste non bruciano il materiale organico. Tuttavia, nonostante l’assenza di materiale organico dannoso e una riduzione di metalli tossici nella maggior parte delle emissioni, il fumo delle e-cig contiene il cromo – un elemento tossico che è assente nelle sigarette tradizionali – così come il nichel, in livelli quattro volte superiori rispetto alle sigarette normali. Inoltre, nel fumo di seconda mano delle e-cig sono stati trovati diversi altri metalli tossici come il piombo e lo zinco, anche se in concentrazioni inferiori alle sigarette normali.

«I nostri risultati dimostrano che in generale le sigarette elettroniche sembrano essere meno dannose rispetto alle sigarette normali – spiega il dott. Constantinos Sioutas dell’USC – ma il loro elevato contenuto di metalli tossici come il nichel e il cromo desta preoccupazioni».

L’obiettivo dello studio, oltre a misurare e quantificare i possibili livelli di metalli tossici nel fumo di seconda mano delle sigarette elettroniche, era quello di fornire attraverso i risultati dei parametri di confronto per le autorità preposte alla regolamentazione.
Per far ciò, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti in alcuni uffici e saloni. Qui, i partecipanti sono stati invitati a fumare sigarette normali e sigarette elettroniche, di modo che i ricercatori potessero raccogliere campioni di particelle nell’aria interna e poi studiare il contenuto chimico e le fonti dei campioni.
«Uffici e locali (non i laboratori) sono gli ambienti in cui è molto probabile essere esposti a fumo di seconda mano delle e-cig, così abbiamo eseguito i nostro test lì per simulare meglio le condizioni di esposizione di vita reale», sottolinea Arian Saffari dell’USC e principale autore dello studio.

«Le particelle di metallo provengono probabilmente dalla cartuccia dei dispositivi e-cig stessi – prosegue Saffari – il che apre l’occasione per migliorare gli standard di fabbricazione dei dispositivi che potrebbero così ridurre la quantità di metalli nel fumo. Studi di questo genere sono necessari per l’attuazione di misure di regolamentazione efficaci. Le sigarette elettroniche sono così nuove, e non c’è ancora molta ricerca disponibile su di esse».
A conclusione dello studio, i ricercatori fanno presente che il fumo oggetto dello studio era di uno dei marchi di sigarette elettroniche più popolari in Europa, e che i risultati potrebbero variare in base al tipo di sigarette e di e-cig testate.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Environmental Science, Processes and Impacts.
(www.lastampa.it)


1 commento:

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