mercoledì 1 ottobre 2014

ERA MIA NONNA




Nei giorni di malumore, quando le numerose allergie mi sembrano insopportabili, penso a mia nonna.

Lei non aveva allergie, aveva il Diabete!

L'aveva contratto subito dopo la prematura morte di mio nonno, mancato a soli cinquantanove anni a causa dell'amianto, malattia che prese nella ditta dove lavorava.
I miei nonni erano benestanti in Sardegna, ma decisero di andare al nord, per dare un titolo di studio superiore e un avvenire ai numerosi figli, non vedendo nella loro terra, alcuna possibilità di futuro per una prole così numerosa.
I medici dissero che il dolore per l'improvvisa perdita del consorte, poteva essere in parte responsabile della comparsa  del diabete mellito di primo livello.

Non posso scordare le numerose iniezioni che le vidi fare, non capivo allora  come trovasse il coraggio di farsele da sola, ogni giorno la sua dose di insulina, unico alleato salvavita per i diabetici dello stesso suo livello.

Purtroppo, le sue privazioni alimentari erano di gran lunga superiori alle mie,  senza sale, senza zucchero, senza grassi e tutto assolutamente insipido.
Sfortunatamente  all'epoca questa era la rigida dieta consigliata alle persone insulino-dipendenti. Al giorno d'oggi, con le nuove conoscenze, i medici concedono ai malati di diabete una dieta un po' meno restrittiva.

Ricordo i suoi grissini, unico "carboidrato" concesso. Erano enormi ma stranamente non pesavano nulla, mia madre li  comprava per lei in un negozio specializzato e non era per niente facile trovarli.

La sua sola consolazione, era lo Stracchino di cui era ghiotta, quello sì, era permesso.
Mi mandava spesso al negozio sotto casa a comprarlo e voleva il pacco da mezzo chilo, visto che abitava al quinto piano senza ascensore 
 approfittava (giustamente) di chiunque passasse a trovarla per aiutarla in qualche commissione.

Mi piaceva fare le commissioni per lei.
Adoravo letteralmente mia nonna, l'odore della sua pelle, la morbidezza delle sue mani, i suoi lunghissimi capelli bianchi, morbidi come la seta, perennemente racchiusi in una cipolla che qualche volta mi permetteva di  spazzolare. Il suo abito rigorosamente nero e l'immancabile grembiule da cucina bianco con  piccoli fiorellini sulla pettorina.

Ero contenta e mi sentivo utile quando potevo fare qualcosa per lei. I cinque piani però, confesso, pesavano anche ad una ragazzina qual ero allora.

Mia nonna, era una donna straordinaria, madre di nove figli. Una donna abituata a faticare, prima del trasferimento conduceva un negozio di alimentari da sola perché mio nonno aveva un banco al mercato. Ancora oggi non riesco a credere, come si possa lavorare tanto e senza nessun elettrodomestico per alleggerire la fatica.
Carattere forte mia nonna, (almeno credevo) severa, colta, critica e intransigente, una donna fiera, che  sapeva essere, nonostante le avversità, anche simpatica e spiritosa, sempre pronta a fare scherzi. Me ne fece uno un giorno che non dimenticherò mai.

Andavamo a pranzo spesso da lei, chi all'uscita di scuola, chi in pausa pranzo dal lavoro, più i numerosi zii che abitavano ancora con lei. Cucinava per tutti.

Un giorno, arrivai prima di tutti gli altri, in tavola c'erano già i piatti per tutti.
La baciai e le chiesi subito se potevo aiutarla, mi mandò a lavare le mani e mi ordinò di sedermi a tavola.
Rimasi molto sorpresa, eravamo abituati ad aspettare fino all'ultimo commensale e nessuno avrebbe osato mangiare prima di mia nonna! La mia educazione, di cui oggi sono molto fiera, era rigida e non concedeva strappi alla regola.

Tuttavia quel giorno insistette così tanto, che quando mi resi conto che si stava arrabbiando, mi precipitai ad obbedire, anche perché  iniziava a parlare in sardo, segnale di allarme che tradotto significava che si stava mettendo male per me, sebbene
 avessi  mai ricevuto nemmeno una "sussa" da lei, ma c'era quella giusta soggezione, che ti faceva comunque rigare diritto.

Mi disse dove sedermi, in effetti era l'unico piatto coperto, usato perché il cibo non si raffreddasse.

-Mangia su.
Ancora incredula e timorosa alzai il piatto e feci un balzo indietro terrorizzata!

Lei incominciò a ridere di gusto, piegata in due, con una mano appoggiata alla sedia come per reggersi dalla scossa della risata.


Ebbene, aveva messo un anguilla viva nel mio piatto!
Sapeva che ne avevo ribrezzo e anche paura e trovando la cosa ridicola, aveva deciso di adottare il detto: "Chiodo scaccia chiodo!" Così aveva pianificato quello scherzetto nei minimi dettagli.
Passò il resto del pranzo a ridere e raccontare a tutti, zii e cugini che nel frattempo erano arrivati. 

Così era lei. Affrontava i suoi malanni  e vi assicuro, non erano pochi, con ironia e coraggio.
In tanti anni, non l'ho mai sentita lamentarsi e ne avrebbe avuto tutto il diritto.

Era una grande donna e mi manca tantissimo.

Era mia nonna!

1 commento:

  1. Un bellissimo ritratto di nonna "Eugenia" !
    Anch'io che l'ho conosciuta un 15 o 20 anni dopo, fra i tre e i sei anni e mezzo, me la ricordo così, anche se era più anziana e più indebolita. I grissini "enormi" erano qualcosa di immancabile in casa sua, e quando me ne dava uno, all'epoca non facevo caso che era lungo la metà di me. Anche il vestito blu a fiori che aveva quasi sempre. Mi ricordo che mi faceva giocare con un piccolo granchio vivo che camminava sul tavolo, e io che avevo due o tre anni lo guardavo curiosamente con il naso alla stessa altezza del tavolo! In uno dei suoi ultimi anni era stata a letto in casa nostra assistita da mia mamma, che mi faceva portare in camera le pastiglie per lei, una gialla o bianca e l'altra rosa. Di una doveva prenderne solo metà e mia mamma me la faceva tagliare con un coltello sul tavolo e poi gliele portavo sul comodino su un fazzoletto di carta. Anche in quei momenti era sorridente. L'ultimo ricordo che ho di nonna è quando nella sua ultima estate eravamo andati a trovarla all'ospedale di Cirie' ed ero colpito, perché pur essendo piccolo capivo bene che la sua salute si stava aggravando. È stata l'unica volta che l'ho vista vestita con una vestaglia azzurra, che forse è la stessa che mia mamma conserva ancora in un armadio.
    Veramente un bel ricordo!

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