lunedì 27 ottobre 2014

La cavia





Da quando mi hanno diagnosticato l'allergia al Nichel, mi sono trasformata in una cavia.
Perché?
Perché non esiste una linea guida ufficiale e siamo costretti a testare di volta in volta sulla nostra pelle, ogni singolo alimento.


Sembrerebbe una cosa semplice, mangio questa cosa, mi fa male e  allora la elimino. Invece no!
Perché la reazione allergica non è immediata, tranne in particolari casi.


Ho riscontrato problemi anche dopo sette giorni dall'assunzione di un certo alimento, ma senza averne la certezza assoluta, solo per deduzione logica, visto che gli altri alimenti assunti, erano nella lista dei consentiti.


Allora ti chiedi.. saranno davvero permessi, quelli consigliati?


Non esiste una risposta giusta, perché quelli permessi a me, secondo il promemoria della mia Asl, non sono permessi alla mia amica, dalla Asl della sua zona. Basta cambiare Regione o solo la città  per vedersi modificare la dieta.


D'improvviso ti rendi conto che sei sola con il tuo problema.


Quando poi, ti viene a mancare la preparazione e l'assistenza sanitaria, è il panico!
Difficile raccapezzarsi con questa allergia così subdola.
Perché subdola? 


Ecco il perché:

Supponiamo che mangio una patata, concessa con limitazione nella mia dieta (Asl), non riscontro problemi e quindi mi convinco che posso mangiarla.


La volta successiva, la patata mi fa malissimo, (bolle, prurito, gonfiore addominale ecc.), supponendo che la causa sia la patata, visto che non ho alcuna certezza, sempre per i motivi sopra descritti di reazione immediata e non, ai vari cibi.


Cosa devo pensare?

-Che la prima volta, il livello di Nichel nel mio organismo era basso e quindi la patata non mi ha fatto male?

-Che la patata che mi ha fatto male, non ha molto Nichel, ma sono io che essendo intossicata quel "poco" Nichel che contiene la patata è bastato a provocarmi reazione?

-Che la patata che ho mangiato la seconda volta è stata coltivata in un terreno con più concentrazione di Nichel?

-Che la patata non c'entra niente, ed è stato chissà quale altro alimento mangiato durante la settimana, a farmi male?

-Che la patata non è responsabile, ma la causa è la pentola in cui è stata cucinata?

-Che la patata non c'entra e nemmeno la pentola, ma la colpa è dell'acqua che ho usato per cucinarla?

-Che la patata, la pentola e l'acqua non c'entrano niente, ma è stata quella particolare spezia che ho usato per cucinarla?
Come determino se questa o quella patata, hanno concentrazioni diverse di Nichel?

Come mi regolo, se non ho strumenti per capire quale concentrazione di Nichel c'è in quel particolare terreno, dove sono state coltivate le due patate?


Considerando che non esiste  uno studio serio che ci fornisca informazioni attendibili per diventare medici di noi stessi, come faccio, vado avanti per tentativi a vita?

Naturalmente la "patata" è solo un esempio, ma immaginate cosa significa applicare questa "prova" per ogni singolo alimento.

Si sono una cavia, ma nessun risultato è certo. Allora è tutto inutile?









N.B.
Prossimamente chiederò agli amici allergici, le personali prescrizioni delle diverse Asl, per fare una classifica e confrontare quanto siano in contraddizione tra di loro.
Soprattutto come gli "esperti" trattano questa allergia, in modo superficiale e sommario!


Chiunque desidera dare il proprio contributo a questa classifica, anche in forma anonima, (che sia "ufficiale" e che sia indicata l'Asl di appartenenza).
Può inviare il vademecum rilasciato dalla propria Asl a questo indirizzo:
nuvolamarina@tin.it


Grazie!

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